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Festa della donna 2021

Updated: Mar 7

La donna di un tempo in queste valli, se la raffrontiamo con la donna oggi... è cambiato un mondo, è cambiato il mondo!

Sembra passato tantissimo tempo, eppure basta farsi raccontare dai nostri anziani com’era la condizione della donna nella loro gioventù, e negli anni a loro precedenti, di inizio ‘900. Sino agli anni ‘50 l’economia della Valle era prettamente contadina e di sopravvivenza. Ogni superficie sfruttabile era coltivata. Ogni ciuffo d’erba, strappato dalla montagna.

Eppure non bastava! Il tempo trascorreva nella consuetudine tramandata e la vita basata sull’essenziale, sul sacrificio, sul ruolo maschile e femminile.

In questo contesto gli uomini abitualmente emigravano per necessità, mentre le donne, i bimbi e gli anziani rimanevano in Valle.

Basta leggere il libro: "I dafai de tut el temp de l an" di Luigi Lazzaris di Vallada per capire quante mansioni venivano svolte dalle donne nel quotidiano e nel susseguirsi delle stagioni.

L’impegno era continuo, quotidiano, inarrestabile, ripetitivo. Si passava dai lavori agricoli a quelli d'allevamento del bestiame, dalla cura della, generalmente numerosa, prole a quella verso gli anziani, dall’impegno in casa a quello per il prossimo e in chiesa.

Alcune donne prendevano la via dell’emigrazione, come gli uomini, magari per servire ricche famiglie di città o ancora per mansioni agricole per grossi proprietari terrieri di altre vallate o in pianura.

Le condizioni di miseria dovevano essere veramente estreme se pensiamo che addirittura alcune puerpere svolgevano la mansione di balie da latte per bimbi di donne abbienti, anziché allattare i propri figli.

Il numero di nati per donna era elevatissimo, così pure la mortalità infantile o per epidemie.

Ma profondo era il senso della fede. Per un bimbo che veniva a mancare si festeggiava e si indossava l’abito più bello nella certezza che fosse un nuovo angelo che andava in cielo.

Offrire da mangiare a parenti e vicini dopo un funerale era altrettanto un segno ben augurale per il congiunto che andava a miglior vita.

Quanta sofferenza e sopportazione dovevano avere le donne di un tempo, anche nei confronti di un mondo al maschile, sedimentato da generazioni.

Quanta forza fisica e spirituale avevano le nostre donne per sopportare fatiche e privazioni, inimmaginabili oggi nel mondo in cui viviamo.

A ricordo di tutte queste donne, figlie, madri e compagne Silvio Marmolada, coadiuvato dalla figlia Anna, ha eretto un capitello (Atriol) presso il ponte pedonale sul torrente Gavon, intitolato alla "Madona dal scudelin".

Un omaggio alle nostre donne del passato, rappresentate da questa figura di una Madonna con il caratteristico fazzoletto annodato in testa, che intinge un fazzoletto nell'acqua di una scodella per rinfrescare la fronte del proprio figlio.

Quanta forza e dignità in questa rappresentazione scultorea.

Quanta tenerezza per questo bimbo che attrae l’attenzione della madre con sguardo supplicante e mano che afferra la vesti ricoprenti il seno.

Siamo tutti figli di queste donne. Dobbiamo esserne orgogliosi.


Oggi le differenze con il pianeta femminile di un tempo sono radicali e sostanziali.

Fortunatamente c’è maggior parificazione tra la donna e l’uomo.

Oggi ad uno sguardo superficiale il pianeta donna che fu, per certi versi, può essere anche condannato.

Impossibile però fare giudizi se solo ne riusciamo ad immaginarne il contesto. Non esisteva una festa dedicata a chi rappresentava il perno della famiglia.

Oggi invece c'è un giorno tutto dedicato alla donna che è diventato simbolo delle passate e quotidiane lotte per la parità tra l'universo maschile e femminile. C'è una maggiore consapevolezza del ruolo della donna a 360° nel quotidiano.

Sul solco delle donne del passato e sull’esempio di molte donne d’oggi, che forza, dignità, famiglia, rispetto, altruismo, siano sempre valori che le donne quotidianamente sappiano trasmettere.





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